lunedì 19 marzo 2012

Strumenti per la partecipazione (e-engagement)

e-Petitions
Si tratta di petizioni che possono essere inviate online, ma anche avviate, lette e firmate sul web. Esse possono essere associate a forum di discussione online, aggiornamenti via email e pagine destinate al feedback da parte delle istituzioni dopo l’invio finale. È anche possibile che il testo della petizione venga discusso prima dell’avvio della raccolta firme.

Local Issues Forums
Sono discussioni, effettuate su un sito web oppure via email, condotte dai cittadini. Seguendo il principio dell’incontro pubblico, un cittadino può sollevare una questione o porre una domanda a vocazione locale, che viene pubblicata sulla pagina principale del forum. Gli altri cittadini possono poi contribuire alla discussione (sul forum stesso oppure via email). Il forum può mettere in risalto l’argomento più recente oppure quello più discusso.

Online Campaigns
Campagne di protesta online, avviate dai cittadini attraverso – tra i vari strumenti – un sito web, un forum, una catena di email. Alla mobilitazione online in alcuni casi può seguire un’estensione via cellulare, ad esempio per indire una manifestazione.

Photo Sites
Siti sui quali i cittadini possono “uploadare” (caricare) fotografie a sostegno di una protesta, o segnalare un fatto (ad esempio, un marciapiede rotto), generando una reazione di altri utenti attraverso un forum di commenti. Recentemente è divenuto possibile inviare le foto su siti internet attraverso il cellulare.

Pledges
Siti su cui è possibile inserire una protesta, specificando quale tipo di azione si intende intraprendere una volta raggiunto un numero di adesioni prestabilito.

Video Views

Le consultazioni video permettono agli utenti di “uploadare” (caricare) un video a sostegno di una protesta, o per segnalare un fatto, attraverso piattaforme come YouTube, generando la reazione di altri utenti attraverso un forum di commenti.

Virtual community
Si tratta di comunità virtuali web based che aggregano gli utenti sulla base di appartenenza geografica o sulla base di altre tematiche comuni. Possono utilizzare strumenti che vanno dai forum alle email, dalle chat alla realtà virtuale.

Strumenti per la consultazione (e-consultation)

Chat room
Una “stanza per chiacchierare” è un sistema di comunicazione in tempo reale e sincrono tra più utenti. Consente l’opportunità di effettuare dei panel tra esperti, oppure tra governanti e governati etc, in cui sono possibili domande e risposte in tempo reale. Essa consente, inoltre, l’interazione peer-to-peer all’interno delle comunità
Deliberative Polls
È una tecnica che integra discussioni in piccoli gruppi con sondaggi casuali per consentire consultazioni a un pubblico informato su tematiche politiche complesse. Il metodo deliberativo prevede partecipanti molto informati e il tempo e lo spazio sufficienti per assimilare le informazioni a favore, o contro, una determinata proposta di azione.

Discussion Forums
Si tratta di un sistema che consente il dibattito su determinate tematiche nel corso del tempo. Generalmente i forum sono organizzati come discussioni “ad albero”, dove le risposte a un messaggio iniziale sono disposte sequenzialmente. I “rami” dell’albero possono essere “esplosi” o “collassati” cliccando su un simbolo di raccolta (di solito un “+”).
E-Panels
Sono delle consultazioni online condotte regolarmente con un gruppo noto di cittadini. Consentono di rimanere in contatto, in maniera rapida ed economica, con un gruppo di cittadini e di sentirne le opinioni.

Interactive Voting
Si tratta di una votazione con risultato istantaneo, effettuata ad esempio nelle assemblee comunali. Il risultato è reso immediatamente pubblico.
Live (VIP) Messaging
Consente agli utenti di avere una discussione online in tempo reale con dei “VIPs”, come rappresentanti politici, decision makers o esperti riconosciuti su un determinato tema. Queste chiacchierate utilizzano tecnologie di “instant messaging” come quella, ad esempio, di MSN messenger. La conversazione può essere effettuata tramite un software dedicato o tramite il web browser (in questo caso non è necessario effettuare il download né l’installazione dell’applicativo dedicato). Gli utenti, per partecipare, devono registrarsi inserendo I propri dati.
Online Surveys
I sondaggi online consistono in una serie di domande in relazione a una consultazione online. Le domande possono essere presentate su un’unica pagina (da scorrere con lo “scroll”), oppure attraverso l’”automatic routing”, ovvero agli utenti sono presentate sequenzialmente domande collegate per rilevanza alla risposta precedente.
Quick Polls
Sondaggi brevi, finalizzati a vedere “dove va il vento” e privi del rigore delle attività strutturate di e-consultation. Essi sono posti in evidenza sui siti web e tendenzialmente richiedono un impegno da parte dell’utente della portata di uno o due click del mouse.
SMS Text Voting
Si tratta della votazione in relazione a una tematica proposta attraverso l’invio di un sms da parte dell’utente. È caratterizzato da grande pervasività, data l’elevata penetrazione dei telefoni cellulari nella popolazione occidentale.
Street Kiosks
Piccoli chioschi presenti nelle strade cittadine, finalizzati ad esempio a fornire informazioni ai turisti, possono anche essere il luogo per consultazioni online. Possono essere provvisti di computer o di supporti con touch screen. In linea generale, consentono di garantire l’anonimato all’utente.

Strumenti per l'informazione (e-enabling)

Alerts (RSS, SMS, email)
Sistemi di alert via email, cellulare o tramite feed RSS, da utilizzarsi per informare i cittadini su una notizia o un evento, come l’avvio di una nuova consultazione. Può richiedere la registrazione da parte di un utente.
Blog
Neologismo derivante dall’unione di “web” e “log”, il blog è un sito personale che contiene un diario quotidiano. Contiene di frequente una sezione “about”, con una foto e una descrizione del proprietario del blog, e si basa sull’inserimento di dati o di “post” (messaggi) pubblicati tendenzialmente in ordine cronologico. Molti blogger consentono ai lettori di inserire commenti su quanto scritto e spesso creano dei link ad altri blog.
Consultation Finder Database
Un database delle consultazioni, o “Consultation Finder”, consiste in un deposito centrale per la conoscenza delle consultazioni. I database possono essere interni, ospitati su una Intranet oppure pubblicati su Internet. Grazie al contributo dei cittadini e dei portatori di interesse, gli archivi possono essere mantenuti aggiornati e chi lo desidera può, eventualmente, partecipare a una consultazione.

Giochi e simulatori di decision making
Giochi interattivi relativi al funzionamento del processo di decision making. Possono essere sottoforma di quiz (giochi) o dei veri e propri simulatori virtuali (ad esempio, giochi di ruolo con l’obiettivo di condurre una campagna politica o essere sindaco per un giorno). Questi ultimi consentono ai partecipanti di creare un avatar che li rappresenti nel gioco, sul modello di SimCity o SecondLife. Sia I giochi che I simulatori possono essere giochi individuali (tra l’utente e il pc) oppure multiutente (con più partecipanti). I giocatori vengono così informati sulle tematiche e rispondono attraverso uno strumento di infotainment.
Faq
Le Frequently Asked Questions sono delle domande relative a un tema, che si suppongono essere frequenti nel pubblico, che presentano informazioni in maniera semplificata e tendenzialmente con un linguaggio familiare.
Webcasting
Neologismo derivante dall’unione di “web” e “broadcasting”, il webcast è una trasmissione simile a quella televisiva ma trasmessa via internet. Consentono a più utenti di guardare e ascoltare eventi, in diretta o dal vivo, come sessioni parlamentari o conferenze. La tecnologia straming rende oggi possibile all’utente di guardare i filmati senza dover scaricare l’intero file sul computer.

I livelli della partecipazione

Come anticipato in occasione dell’analisi del concetto di e-democracy, l’Autrice fa riferimento alla definizione di Trechsel et al.. (2004), secondo cui l’e-democracy consiste negli strumenti di comunicazione che supportano il cittadino (enable/empower) nei suoi sforzi per rendere i politici attenti alle proprie azioni nell’arena pubblica. Approfondendo gli aspetti di democrazia che sono promossi, l’e-democracy può utilizzare diverse tecniche:
  1. per incrementare la trasparenza del processo politico;
  2. per aumentare il coinvolgimento diretto e la partecipazione dei cittadini;
  3. per migliorare la qualità della creazione di opinione, aprendo nuovi spazi per l’informazione e la deliberazione.
Similmente, Tuzzi et al. (2007: 33-34) categorizzano l’e-democracy in tre livelli, a seconda del grado di coinvolgimento del cittadino:
  1. il livello dell’informazione, che consiste nell’accesso dei cittadini a informazioni rilevanti, in particolare attraverso siti web e motori di ricerca;
  2. il livello consultativo, più interattivo, nel quale i governi e i cittadini utilizzano forum online o piattaforme web per discutere pubblicamente tematiche politiche;
  3. il livello della partecipazione attiva, che enfatizza la partecipazione pubblica al processo di policy making.
Anche Macintosh (2004) effettua una tripartizione per indicare tre livelli di partecipazione che possono essere utilizzati per caratterizzare le iniziative di e-democracy:
  1. e-enabling (tecnologia per consentire la partecipazione): riguarda il supporto di quanti tipicamente non utilizzano internet, e quindi non approfittano della mole di informazioni disponibile. Macintosh sottolinea la duplice dimensione dell’e-enabling, ovvero l’accessibility (ovvero come utilizzare le Ict per raggiungere una vasta audience, adattandosi alle competenze tecnologiche e comunicative dei cittadini) e l’understandability (ovvero l’offerta di informazioni in formati comprensibili);
  2. e-engaging (tecnologia per coinvolgere i cittadini): riguarda la consultazione di un’audience più ampia per generare contributi più dettagliati e un dibattito deliberativo sulle tematiche politiche. Macintosh sottolinea come il termine “to engage” in questo contesto si riferisca alle consultazioni top-down dei cittadini promosse dai governi o dai parlamenti;
  3. e-empowering (tecnologia per rafforzare i cittadini): riguarda il supporto della partecipazione attiva e l’agevolazione della trasmissione di idee bottom-up che influenzino l’agenda politica. Macintosh specifica che le precedenti prospettive top-down sono caratterizzate nei termini dell’accesso all’informazione da parte dell’utente e della sua reazione a iniziative avviate dai governi; le iniziative bottom-up, invece, vedono emergere i cittadini “come i produttori, piuttosto che i consumatori, di politiche. Si riconosce qui che c’è bisogno di consentire ai cittadini di influenzare e partecipare alla formulazione di politiche” .

La e-participation

La e-participation è, dunque, una declinazione del concetto di e-democracy. Benché lo studio della e-participation “sia ancora una disciplina emergente” , numerose sono le definizioni di e-participation in letteratura. Per Macintosh 2004, la e-participation è “l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per allargare e approfondire la partecipazione politica abilitando i cittadini a collegarsi gli uni con gli altri e con i propri eletti rappresentanti”.

Benché esistano innumerevoli definizioni, il punto cruciale è che essa “non riguarda solamente le iniziative di governo top-down per coinvolgere i cittadini, ma include tutti i portatori di interesse nel decision-making partecipativo democratico”.

Sottolineando l’aspetto top-down, Jeremy Rose, Åke Grönlund e Kim Viborg Andersen (per Demo-net 2005) sostengono che la e-participation “consiste in tutti i processi democratici supportati dalle Ict eccetto l’e-voting” , e in particolare “nei processi coinvolti nel government e nella governance […] che possono riguardare l’amministrazione, l’offerta di servizi, il decision-making e il policy-making”. “Nella sua forma più semplice, il coinvolgimento avviene in uno stile di input-output dove i processi politici avvengono in un vuoto controllato dai policy makers. I cittadini forniscono l’input a un processo formale di decision making. I politici prendono le decisioni e il corpo esecutivo le implementa” . La e-participation può anche essere considerata come “uno strumento utilizzato dai manager e dai politici (e i portatori di interesse) per facilitare punti di contatto, scambi di dati, contatti più frequenti etc. per legittimare decisioni già prese”. Infine, aggiungono gli studiosi, la e-participation può anche essere vista come parte di una complessiva trasformazione del settore pubblico, nella quale “avere un gran numero di visitatori di una pagina web attivi in comunicazione è meno importante”: più rilevante è, invece, “gestirne i processi di governance, se ne beneficia tutta la società” (Andersen et al., 2007).

Con un approccio più bottom-up, lo studio empirico condotto da Coleman e Gøtze (2001), “Bowling Together. Online Public Engagement in Policy Deliberation”, ha evidenziato alcune caratteristiche della partecipazione nella società attuale, utili per comprendere nella pratica ciò che è proposto nella teoria. Secondo gli studiosi “coinvolgere il pubblico nel policy making non è uno modo per diminuire la relazione rappresentativa, ma per rinforzarla” . Coleman e Gøtze sottolineano come oggi rendere partecipi i cittadini sia una priorità urgente per i governi: l’alternativa, infatti, non è “un pubblico disimpegnato, ma un pubblico con la sua, propria, agenda e con una comprensibile ostilità verso il processo di decision making che sembra ignorarlo”. Coinvolgere i cittadini è peraltro arricchente per ambedue le parti, poiché si ingenera un meccanismo di mutuo apprendimento e reciproca comprensione. Oggi i cittadini sono i legittimi e competenti candidati a un dibattito pubblico, in quanto “la vecchia dicotomia tra esperti e il pubblico è falsa e sterile”, ed è quindi necessario definire in maniera chiara e trasparente le modalità di svolgimento del processo deliberativo, di cui va garantita l’efficacia.

Dall’e-democracy all’e-engagement

Nel 2001 l'Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato il documento “Citizens as partners. Information, consultation and public participation in policy making”. Benché non incentrato sul tema dell’e-democracy, lo studio – intendendo sensibilizzare i Governi a prendere iniziative per una maggiore inclusione sociale attraverso le nuove forme di partecipazione rese possibili dalle Ict – costituisce un importante punto di riferimento nelle riflessioni sul tema della partecipazione democratica dei cittadini. L'Ocse enfatizza la necessità per i governi democratici, nella fase attuale, di rafforzare il coinvolgimento dei cittadini per migliorare la qualità delle politiche pubbliche. Inoltre, nella prospettiva di affrontare le sfide della società della conoscenza, propone di migliorare la gestione delle conoscenze (collettive ed individuali), integrando meglio i punti di vista dei cittadini nel processo di definizione delle politiche. Ancora, nell’ottica di rafforzare la fiducia dei cittadini verso i governi e le istituzioni, contrastando il declino della partecipazione elettorale, invita a rispondere all’accresciuta domanda di trasparenza e responsabilità degli attori pubblici. Infine, sottolinea l’importanza dell’integrazione dell’uso dell’Ict con gli strumenti più tradizionali di informazione, consultazione e cittadinanza attiva/partecipazione. Secondo l’Ocse l'e-democracy è suddivisa in due aree distinte, quali

- l’e-engagement: il coinvolgimento, di cui esistono tre livelli:

  1. informazione: relazione one-way tra i cittadini e i policy-makers, in cui il governo produce e rilascia informazioni perché i cittadini le possano usare. Questo tipologia di attività comprende sia l'accesso “passivo” dei cittadini all'informazione su loro richiesta, sia tutte le azioni del governo per disseminare “attivamente” l'informazione;
  2. consultazione: relazione two-way tra cittadini e policy-makers, generalmente avviata da questi ultimi insieme alle pubbliche autorità, e in cui i primi forniscono un feedback al governo. I Governi selezionano le tematiche su cui i cittadini sono chiamati a esprimere la propria opinione e richiede di rilasciare un’informazione adeguata;
  3. partecipazione attiva: relazione collaborativa, dove cittadini e società civile partecipano attivamente alle politiche pubbliche. Si basa sul riconoscimento del ruolo dei cittadini nel proporre opzioni e politiche e dar forma al dibattito, benché la responsabilità delle scelte finali o delle politiche prodotte resti dei governi.

- e-voting: l'utilizzo delle Ict nel processo delle elezioni; oggi esistono due tipi di sistemi di e-voting: i più comuni sono sistemi online che hanno capacità di networking (intranet voting), ma che non sono collegati al world wide web e i sistemi basati sulla Rete (Internet voting). Lasciando volutamente da parte il voto elettronico per analizzare la dimensione dell’e-engagement, appare evidente che le sfaccettature della e-democracy – informazione, consultazione e partecipazione attiva – costituiscono gli elementi per una maggiore collaborazione tra governanti e governati e per una costruzione collettiva della democrazia elettronica. L’Ocse, peraltro, si sofferma sulla distinzione tra il livello delle istituzioni e quello dei cittadini, con particolare riferimento ai processi di consultazione (top-down), nei quali le istituzioni decidono di aprire un confronto con i cittadini, e di partecipazione attiva (bottom-up), nei quali i cittadini promuovono proprie iniziative cercando un confronto con le istituzioni.

e-Democracy

L'e-democracy è un concetto sia descrittivo che prescrittivo, nella misura in cui in passato sono state proposte soluzioni per rendere i processi democratici più accessibili grazie alle Ict, ampliare la partecipazione dei cittadini nelle fasi di policy making, aumentare la trasparenza, mantenere i governanti più vicini ai governati etc. Tutte le definizioni, pur nella loro diversità, tendono a focalizzarsi sulle potenzialità delle Ict per incrementare il processo democratico – a livello locale, regionale, nazionale e sopranazionale – facendo in modo che le persone interagiscano, deliberino, prendano decisioni e partecipino alle elezioni. E, infatti, sulla base del neologismo che la caratterizza, e-democracy indica proprio l'utilizzo delle Ict all'interno dei processi democratici e il contributo delle nuove tecnologie per l’evoluzione della democrazia.

Per Grönlund (2002; traduzione dell’Autrice) l'e-democracy consiste nell'“utilizzo delle information technologies nei processi democratici”, nell’“uso di internet da parte di governi, partiti politici e gruppi di interesse per produrre informazione, comunicare, fornire servizi o incrementare la partecipazione per generare un dibattito più robusto tra i cittadini”. Kearns (2002; traduzione dell’Autrice) la definisce come “l'utilizzo delle tecnologie di informazione e di comunicazione in supporto dei processi democratici incentrati sui cittadini” mentre la Hansard Society (2003; traduzione dell’Autrice) la associa agli “sforzi per ampliare la partecipazione politica, consentendo ai cittadini di connettersi tra loro e con i propri rappresentanti grazie alle Ict”. Se, come è vero, un prefisso resta un prefisso, Caldow (2004; traduzione dell’Autrice) enfatizza affermando che “mettere una 'e' davanti alla democrazia non indica altro se non gli strumenti delle tecnologie dell'informazione a facilitare, migliorare e in ultima istanza estendere l'esercizio della democrazia”.

Alcuni studiosi sottolineano come l'e-democracy possa risollevare le attività politiche dall'attuale caduta a picco della partecipazione e dell'interesse da parte dei cittadini. L'Ippr (2005; traduzione dell’Autrice) sostiene che “le tecniche di e-democracy sono rilevanti per cercare di bloccare questo declino sia attraverso l'e-voting che attraverso più ampi sforzi per stimolare la e-participation tra le elezioni”. Riprendendo Aristotele – che riteneva che se “libertà ed eguaglianza devono esser parte della democrazia, esse si raggiungeranno più facilmente quando tutte le persone parteciperanno in massima misura nel governo”– Soctim et al. (2004; traduzione dell’Autrice) ricordano come “il governo locale guadagni quando la comunità che serve è attiva e impegnata nel processo democratico”. E Internet è proprio ciò che ci può “liberare dalle gerarchie sociali e dalle relazioni di potere che esistono offline” (Witschge, 2002; traduzione dell’Autrice), sostenendo una più libera e intensa partecipazione da parte dei cittadini. A tal proposito Howland (2002; traduzione dell’Autrice) cita il rapporto Demos 2004, che studia il ruolo delle Ict nel rafforzare il rapporto tra i giovani e i processi democratici, evidenziando che “la ricerca ha trovato che esistono caratteristiche delle nuove ed emergenti tecnologie che le rendono particolarmente rilevanti per questa agenda”.

Nonostante le differenze, le definizioni di e-democracy hanno per oggetto l'interazione tra le nuove tecnologie e la democrazia. Timisi (2004; traduzione dell’Autrice) ben evidenza il tema centrale, sostenendo “l'idea che la tecnologia ha un potenziale che ci mostra la strada per una potente e diretta democrazia basata sulla partecipazione della cittadinanza”. E, addirittura, “i recenti sviluppi nelle Ict sono da vedere come le centrali trasformazioni nel modo in cui diamo senso al nostro mondo sociale e politico... e, come risultato, la maniera di percepire la democrazia” (Bryant et al., 1998; traduzione dell’Autrice).

Tuttavia, c'è anche chi frena i facili entusiasmi: Binber (2003; traduzione dell’Autrice) raggela affermando che “gli americani, nel loro complesso, non crescono più con il coinvolgimento per il loro sistema politico proprio a causa delle nuove tecnologie”. Mantenendo un approccio critico, ma senza essere così radicali, altri autori sottolineano come oggi l'accesso alle nuove tecnologie, benché cresciuto, sia tutt'altro che universale, ed è quindi necessario non solo essere consapevoli ma anche rimediare al gap tra “chi è dotato di e-access e chi no” (Street, 2001; traduzione dell’Autrice).

Secondo Trechsel et al. (2004) l’e-democracy consiste in tutti gli strumenti di comunicazione che supportano il cittadino (enable/empower) nei suoi sforzi per rendere i politici attenti alle proprie azioni nell’arena pubblica.

Approfondendo gli aspetti di democrazia che sono promossi, l’e-democracy può utilizzare diverse tecniche per incrementare la trasparenza del processo politico, aumentare il coinvolgimento diretto e la partecipazione dei cittadini e migliorare la qualità della creazione di opinione aprendo nuovi spazi per l’informazione e la deliberazione.

Similmente, Tuzzi et al. (2007: 33-34) categorizzano l’e-democracy in tre livelli, basati sul grado di coinvolgimento del cittadino: il livello dell’informazione, che consiste nell’accesso per i cittadini all’informazione rilevante, in particolare attraverso siti web e motori di ricerca; il livello consultativo, che contiene più interattività, in quanto i governi e i cittadini possono usare forum online o piattaforme web per discutere pubblicamente tematiche politiche; il livello della partecipazione attiva, che enfatizza la partecipazione pubblica al processo di policy making.

mercoledì 14 marzo 2012

WebC/4 - Persegue un obiettivo tangibile e pragmatico

Campagna elettorale di Barack Obama

Campagna ControlArms di Amnesty International

Petizione contro i costi di ricarica dei cellulari di Andrea d'Ambra

Campagna di comunicazione "Climate Action" dell'Unione europea

  • obiettivo ufficiale: "The EU is committed to reducing its overall emissions to at least 20% below 1990 levels by 2020, and is ready to scale up this reduction to as much as 30% under a new global climate change agreement when other developed countries make comparable efforts. It has also set itself the target of increasing the share of renewables in energy use to 20% by 2020."
  • personalizzazione degli obiettivi: My carbon footprint (gioco) - Power Saver (gioco) - Living together (gioco)

WebC/3 - Coinvolge alleati, opponenti e sostenitori a livello locale, nazionale o globale

Campagna elettorale di Barack Obama

Campagna ControlArms di Amnesty International: video 1

Petizione contro i costi di ricarica dei cellulari di Andrea d'Ambra

Campagna di comunicazione "Climate Action" dell'Unione europea

WebC/2 - Si estende anche su altri media

Campagna elettorale di Barack Obama

Campagna ControlArms di Amnesty International

Petizione contro i costi di ricarica dei cellulari di Andrea d'Ambra

Campagna di comunicazione "Climat Action" dell'Unione europea

WebC/1 - Si sviluppa prevalentemente online

Campagna elettorale di Barack Obama




Campagna ControlArms di Amnesty International

Petizione contro i costi di ricarica dei cellulari di Andrea d'Ambra "Sulla Home Page di Aboliamoli.eu è presente da qualche tempo un logo con un codice html per chi volesse contribuire a far conoscere l'iniziativa. Basta incollare il codice html sul proprio blog/sito ed avrete fatto qualcosa affinché l'iniziativa non finisca nel dimenticatoio. Grazie"

Campagna di comunicazione "Climate Action" dell'Unione europea

Web-campaigning: definizione

Letteratura sul "campaigning"

  • come “serie di interazioni tematicamente, socialmente e temporalmente interconnesse che, dal punto di vista dei promotori della campagna, sono orientate a un obiettivo specifico” (della Porta/Rucht 2002: 2)
  • tra reti di movimenti sociali e le attività individuali (ibid.).

A lungo per web campaigning si sono intese le campagne elettorali e il ruolo di internet nell’influenzare il comportamento elettorale.

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Oggi il web campaigning include anche le campagne politiche avviate sul web dalla società civile: organizzazioni non governative, singoli cittadini. Tali campagne tendono ad essere più leggere ideologicamente, più proattive, meno controllate centralmente, più difficili da avviare e concludere (Bennet 2003).

Il web campaigning consiste in un insieme di interazioni che si svolgono prevalentemente (ma non esclusivamente) online con un obiettivo tangibile e pragmatico, che si svolge in un tempo definito e limitato e che coinvolge sostenitori, alleati e opponenti di un particolare target” a livello locale, nazionale o globale. (Mosca/Santucci: 2008)

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4 case histories:

  1. Campagna elettorale di Barack Obama
  2. Campagna ControlArms di Amnesty International
  3. Petizione contro i costi di ricarica dei cellulari di Andrea d'Ambra
  4. Campagna di comunicazione "Climate Action" dell'Unione europea

Disaffezione politica e partecipazione cittadina

Nel 1997 Inglehart ha postulato che sviluppo economico, cambiamento culturale e cambiamento politico stiano oggi andando di pari passo sulla base di modelli coerenti e, in qualche modo, prevedibili.

L'industrializzazione ha implicato importanti cambiamenti sociali – quali la mobilitazione di massa e la diminuzione nelle differenze di genere – che avvengono di riflesso a quelli economici e politici, e si verificano con un ritardo generazionale. E proprio oggi, con il superamento dell'era industriale, la società – postmoderna – sta quindi vivendo quella significativa variazione di valori che toglie enfasi alla razionalità strumentale.

Ne consegue che il sistema di valori postmoderni determina ulteriori, nuovi, cambiamenti sociali, come l'insediamento di istituzioni politiche democratiche e il declino dei regimi socialisti. Nell’era postindustriale e globalizzata, la società – quella attuale per intenderci – si riscopre con nuove priorità e nuove “credenze”, con effetti e interdipendenze a livello globale, sistema democratico incluso.

In primo luogo, la società postmoderna è caratterizzata da valori nuovi, quali l’auto-espressione, il senso di stima e di appartenenza, la partecipazione alla vita sociale, la soddisfazione estetica e la difesa della natura
[1]. A determinare tale mutamento sono la sicurezza economica (chi ha da mangiare a sufficienza, e non si sente minacciato, agisce in modo più indipendente e può dedicare maggiore energia all'auto-realizzazione; i valori legati alla sopravvivenza vengono sostituiti da valori quali la tolleranza, la democrazia o la tutela dell'ambiente, etc.) e il tipo di lavoro (l'uomo che lavora i campi dipende dalla natura, e il suo raccolto può essere buono o cattivo a seconda delle condizioni atmosferiche; a questi non rimane dunque che affidarsi a potenze superiori, e i valori religiosi nella società agricola occupano una posizione centrale. Tuttavia, quando l'aratro viene sostituito dalla catena di montaggio, la religione viene sostituita dall'industrializzazione e i valori si secolarizzano).

In secondo luogo, a caratterizzare i giorni nostri sono la disaffezione politica e una diminuzione della partecipazione cittadina, come dimostrano indicatori quali: il calo dei votanti, la perdita di presa sull’elettorato da parte dei partiti politici più affermati, le continue affermazioni sulla crescente indifferenza del pubblico politico. Inoltre, le masse stanno disertando le vecchie organizzazioni politiche, adottando comportamenti non convenzionali (boicottaggi, scioperi non ufficiali, etc.) e di rimessa in discussione della classe politica.
A causa della sicurezza e del benessere post-moderni, le nuove generazioni dovrebbero essere propense a dedicare tempo ed energie ad attività – secondarie secondo la piramide dei bisogni di Maslow – quali la politica. Eppure, nonostante i più grandi spazi e la maggiore importanza che la politica potrebbe avere oggi, “negli ultimi 40 anni tra i cittadini (dei Paesi considerati) si è sempre più diffusa la convinzione di non poter riporre fiducia nel proprio governo nazionale”
[2]. E le trasformazioni in corso nell'era postmoderna esse sono caratterizzate: da mobilitazione economica crescente, unita a mobilitazione sociale declinante; estensione di marginalizzazioni ed esclusioni sociali; aumento della pluralità dei gruppi e delle culture con un indebolimento del pluralismo; separazione e incomunicabilità tra l’agire pubblico e quello privato (Ceri, 2005). A ridursi non è l'interesse per la politica ma la partecipazione tradizionalmente gestita dalla classe politica al potere.

Infine, terza caratteristica delle società attuali è quella di essere economie della conoscenza – come l'Europa occidentale, il Nord America e il Giappone – nelle quali le ripercussioni del passaggio da moderno a postmoderno sono ancora più profonde: i ritmi di cambiamento sono vertiginosi, l'individuo deve adattarsi senza sosta con capacità di innovare e con creatività, e la realizzazione di sé diventa un imperativo. Nelle economie della conoscenza le parole-chiave diventano tre, ovvero globalizzazione, individualismo e diffusione delle Ict.

La globalizzazione
[3] è la crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale osservati a partire dalla fine del XX secolo, sia in ambito economico che sociale, tecnologico e politico. Essa vede i suoi simboli nei McDonald e nella Nike, icone nuove rispetto a quelle che per secoli avevano caratterizzato la civiltà occidentale: le cattedrali, i municipi, i parlamenti, le biblioteche, i teatri, le fiere e le fabbriche. Oggi, invece, “c'è una forma nuova e anonima, lo shopping center che esercita un'attrazione irresistibile sulla quasi totalità degli esseri umani. Nelle tante e differenti versioni dal supermercato di villaggio alle complesse architetture metropolitane nessun Paese vi si sottrae, da Boston a Seoul, da Edimburgo a Città del Messico, da Shangai a Calcutta”[4]. E proprio come in un supermercato, la politica propone oggi “un rapporto rovesciato” (Ohmae, 1996; traduzione dell’Autrice), concentrandosi sulle figure sociali chiave del mondo contemporaneo (il finanziere, l'azionista, il cliente, il manager, il tecnico, il lavoratore dipendente, il piccolo imprenditore, il lavoratore marginale, il consumatore). Essa “offre” a ciascun profilo “non tanto nuovi valori quanto piuttosto politiche particolari, che i rispettivi gruppi di interesse portano negli enti locali, nei parlamenti e nei governi per rappresentarle e trarne risultati da far valere al momento delle scelte di politica che ciascun Paese compie all'interno della comunità economica di riferimento”[5]. La globalizzazione è quindi correlata a una personalizzazione di proposte e percorsi anche in ambito politico.

[2] Inglehart (1997).
[3] A tale concetto è correlato quello di governance globale: la crescente complessità di un mondo sempre più globalizzato potrebbe richiedere una qualche forma di ordinamento che agisca a livello globale.
[4] Di Leo, p. 14. Estratto da: www.ledonline.it/lededizioniallegati/caviglia.pdf.
[5] Di Leo Rita, p. 10. Estratto da: www.ledonline.it/lededizioniallegati/caviglia.pdf.

Il nuovo cittadino

Proprio come la democrazia tradizionale, l'e-democracy si basa sull’interazione tra governati e governanti e si sviluppa su cinque assi di relazione fondamentali:

  • governanti-governanti: è il dibattito a livello politico, quello che si svolge nelle aule del Parlamento e del Senato, etc.
  • governanti verso governati: l'offerta di informazioni (e servizi); le consultazioni;
  • governati-governanti: è il momento dell'interazione two-way tra la sfera dei cittadini e quella della politica;
  • governati verso governanti, attraverso la richiesta di informazioni (e servizi); il controllo; la partecipazione attiva; il voto;
  • governati-governati (dibattiti, forum, conferenze, chat...): è quella presente nei salotti e nelle aule di partito, nelle scuole e nelle famiglie durante i pasti; essa alimenta il dibattito pubblico tra cittadini attraverso lo scambio di informazioni, consultazioni interne, partecipazione attiva interna.

In tali assi di relazione agisce oggi un cittadino nuovo. Il sistema democratico attuale, infatti, sta variando proprio grazie all’emergere di nuovi, operativi, attori sociali ben inseriti nella stessa società della conoscenza – caratterizzata da rapido sviluppo delle Ict, globalizzazione e cyberspazio come nuovo spazio pubblico. Le nuove tecnologie stanno generando una trasformazione del ruolo del pubblico che, ad esempio, sfida i giornalisti: i cittadini stanno prendendo in mano quanto prima era prerogativa delle notizie dei media (Gillmor, 2004). Internet ha reso possibile alle persone comuni di diventare produttori attivi di informazione (Gillmor, 2004; Coleman, 2001). Le applicazioni sociali dei media, come i blog, le chat room e i wiki, hanno raggiunto recentemente un’importante posizione nella mediazione delle notizie globali di fianco ai media mainstream.

Come ricorda Daniel Van Lerberghe del Politech Institute nella sua presentazione “e-Participation: A Bottom Up Revolution” (2007), l’economia basata sulla conoscenza sta generando tre nuove tipologie di attori:

  • il political entrepreneur: più efficiente e competitivo, è colui che mobilizza risorse e stakeholder per raggiungere gli obiettivi degli affari pubblici. Crea una relazione sostenibile con i cittadini e incrementa il supporto pubblico per le sue azioni (a livello nazionale e internazionale) attraverso una campagna permanente. Molto responsabile, risponde alle richieste dei suoi collegi elettorali. È un e-champion, ovvero un utilizzatore esperto delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione;
  • l'active citizen: è un cittadino affamato di servizi e di conoscenza, che ama la politica ma non ama i politici. Volendo esercitare un maggiore controllo, desidera più trasparenza, responsabilità, democrazia e grazie a Internet è trasformato in un opinion maker (ad esempio, citizen journalism);
  • il knowledge civil servant: è un e-champion in erba, quale frutto della trasformazione e modernizzazione dello Stato.

La democrazia elettronica non è, infatti, esplosa grazie ai “pubblici poteri” (o privati che siano) ma è nata da un'interazione tra studenti e ricercatori; e ancora oggi si alimenta degli internauti, uomini dell'anno 2006. Ed è così che benché l'e-democracy sia “un trend in crescita negli outside groups”[1], oggi “la maggior parte dei governi sta ancora lottando con il concetto”[2]. Essa “è un movimento che si basa sulla trasmissione delle informazioni, la compartecipazione e la condivisione della conoscenza”[3].

Dall'altro lato della medaglia, l'e-government è “il processo di trasformazione delle relazioni interne ed esterne della Pubblica Amministrazione attraverso attività sulla rete, tecnologie informatiche e di comunicazione, per ottimizzare l’erogazione dei servizi, incrementare la partecipazione di cittadini e imprese e migliorare la capacità di governare”[4]. L’e-governance “sta cambiando i modi in cui il governo fa business con il pubblico e, in tale processo, sta generando la domanda per maggiori forme di partecipazione dei cittadini. Ciò dà una certa credibilità al pensiero, oggi in voga, che l'e-governance genererà una qualche forma di e-democracy”[5].

[1] Riley-Riley (2003: 13; traduzione dell’Autrice).
[2] Idem (traduzione dell’Autrice).
[3] Idem (traduzione dell’Autrice).
[4] Idem (traduzione dell’Autrice).
[5] Ibidem

Ict e società

Emerge una società civile a carattere globale basata sul web

(Bennett 2003, Naughton 2001, Castells et al. 2006)


Europa (2008)

L'Europa sta diventando sempre più informatizzata e l'accesso a Internet si sta diffondendo nelle famiglie di tutta l'Unione europea.

La maggioranza delle famiglie europee (57%) dispone di un computer e quasi la metà della popolazione delle famiglie ha accesso a Internet (49%). Il livello generale di accesso a Internet (a banda stretta e a banda larga) è aumentato in tutti i paesi Ue. La connessione a banda larga è sempre più popolare in 27 paesi, mentre la tecnologia a banda stretta sta perdendo terreno: il 36% della popolazione ha accesso alla banda larga (con un aumento di 8 punti dal 2007 e 13 punti dal 2006) e uno su dieci ha una connessione a banda stretta. La maggior parte delle famiglie con una connessione a Internet ha accesso al web attraverso una linea ADSL (59%). Le percentuali di utilizzo di reti televisive via cavo o telefoni standard per tale scopo sono notevolmente più bassi.

La quota di famiglie con un router wifi è aumentata in maniera significativa nell'Unione europea, raggiungendo quota 22%.

(fonte: Eurobarometer)



Italia (2008)
Dalle analisi Nielsen Online sullo scenario di internet in Italia nel mese di dicembre 2008 e sull’andamento della rete nell’ultimo anno emerge chiaramente che il 2008 è stato l’anno di community, blog e social network: un fenomeno che riflette la tendenza del mondo di oggi verso una crescente commistione tra offline e online, tra vita pubblica e vita privata, tra lavoro e amicizia. Mettendo a confronto la classifica delle categorie più visitate nel mese di dicembre 2008 con quella di dicembre 2007 si osserva che sono stabili le prime due posizioni, i motori di ricerca e i portali di contenuti generalisti, mentre le community strappano il terzo posto alle e-mail. “Dopo aver soppiantato le vecchie lettere, e in parte il telefono, le e-mail sembrano ora perdere gradualmente l’esclusiva come mezzo per tenersi in contatto con persone lontane, a tutto vantaggio dei social network, che consentono - oltre allo scambio di messaggio testuali - di chattare, condividere foto, video, interessi e altro ancora” commenta Ombretta Capodaglio, Marketing Manager Nielsen Online.
Da notare poi che mentre entra nella top ten la categoria dei tool di ricerca, che comprende ad esempio Wikipedia o Yahoo! Answers, perdono terreno le news, scivolate dalla sesta all’ottava posizione, segno che gli utenti si stanno abituando ad un web più partecipativo e alla comunicazione orizzontale.
Passando all’analisi dei siti che sono cresciuti di più nell’ultimo anno all’interno di queste categorie, il grafico seguente evidenzia chiaramente qual è stata la “star” del 2008: Facebook, visitato dal 2% dei navigatori attivi alla fine del 2007 arriva a quasi il 45% del totale dei navigatori attivi, posizionandosi al sesto posto tra i siti più visitati in Italia nel mese di dicembre. Continua anche nel 2008 l’inarrestabile crescita di YouTube, che ormai da 3 anni si posiziona tra i siti con il più alto trend di crescita.
(fonte:
Nielsen)