mercoledì 14 marzo 2012

Il nuovo cittadino

Proprio come la democrazia tradizionale, l'e-democracy si basa sull’interazione tra governati e governanti e si sviluppa su cinque assi di relazione fondamentali:

  • governanti-governanti: è il dibattito a livello politico, quello che si svolge nelle aule del Parlamento e del Senato, etc.
  • governanti verso governati: l'offerta di informazioni (e servizi); le consultazioni;
  • governati-governanti: è il momento dell'interazione two-way tra la sfera dei cittadini e quella della politica;
  • governati verso governanti, attraverso la richiesta di informazioni (e servizi); il controllo; la partecipazione attiva; il voto;
  • governati-governati (dibattiti, forum, conferenze, chat...): è quella presente nei salotti e nelle aule di partito, nelle scuole e nelle famiglie durante i pasti; essa alimenta il dibattito pubblico tra cittadini attraverso lo scambio di informazioni, consultazioni interne, partecipazione attiva interna.

In tali assi di relazione agisce oggi un cittadino nuovo. Il sistema democratico attuale, infatti, sta variando proprio grazie all’emergere di nuovi, operativi, attori sociali ben inseriti nella stessa società della conoscenza – caratterizzata da rapido sviluppo delle Ict, globalizzazione e cyberspazio come nuovo spazio pubblico. Le nuove tecnologie stanno generando una trasformazione del ruolo del pubblico che, ad esempio, sfida i giornalisti: i cittadini stanno prendendo in mano quanto prima era prerogativa delle notizie dei media (Gillmor, 2004). Internet ha reso possibile alle persone comuni di diventare produttori attivi di informazione (Gillmor, 2004; Coleman, 2001). Le applicazioni sociali dei media, come i blog, le chat room e i wiki, hanno raggiunto recentemente un’importante posizione nella mediazione delle notizie globali di fianco ai media mainstream.

Come ricorda Daniel Van Lerberghe del Politech Institute nella sua presentazione “e-Participation: A Bottom Up Revolution” (2007), l’economia basata sulla conoscenza sta generando tre nuove tipologie di attori:

  • il political entrepreneur: più efficiente e competitivo, è colui che mobilizza risorse e stakeholder per raggiungere gli obiettivi degli affari pubblici. Crea una relazione sostenibile con i cittadini e incrementa il supporto pubblico per le sue azioni (a livello nazionale e internazionale) attraverso una campagna permanente. Molto responsabile, risponde alle richieste dei suoi collegi elettorali. È un e-champion, ovvero un utilizzatore esperto delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione;
  • l'active citizen: è un cittadino affamato di servizi e di conoscenza, che ama la politica ma non ama i politici. Volendo esercitare un maggiore controllo, desidera più trasparenza, responsabilità, democrazia e grazie a Internet è trasformato in un opinion maker (ad esempio, citizen journalism);
  • il knowledge civil servant: è un e-champion in erba, quale frutto della trasformazione e modernizzazione dello Stato.

La democrazia elettronica non è, infatti, esplosa grazie ai “pubblici poteri” (o privati che siano) ma è nata da un'interazione tra studenti e ricercatori; e ancora oggi si alimenta degli internauti, uomini dell'anno 2006. Ed è così che benché l'e-democracy sia “un trend in crescita negli outside groups”[1], oggi “la maggior parte dei governi sta ancora lottando con il concetto”[2]. Essa “è un movimento che si basa sulla trasmissione delle informazioni, la compartecipazione e la condivisione della conoscenza”[3].

Dall'altro lato della medaglia, l'e-government è “il processo di trasformazione delle relazioni interne ed esterne della Pubblica Amministrazione attraverso attività sulla rete, tecnologie informatiche e di comunicazione, per ottimizzare l’erogazione dei servizi, incrementare la partecipazione di cittadini e imprese e migliorare la capacità di governare”[4]. L’e-governance “sta cambiando i modi in cui il governo fa business con il pubblico e, in tale processo, sta generando la domanda per maggiori forme di partecipazione dei cittadini. Ciò dà una certa credibilità al pensiero, oggi in voga, che l'e-governance genererà una qualche forma di e-democracy”[5].

[1] Riley-Riley (2003: 13; traduzione dell’Autrice).
[2] Idem (traduzione dell’Autrice).
[3] Idem (traduzione dell’Autrice).
[4] Idem (traduzione dell’Autrice).
[5] Ibidem

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