lunedì 19 marzo 2012

La e-participation

La e-participation è, dunque, una declinazione del concetto di e-democracy. Benché lo studio della e-participation “sia ancora una disciplina emergente” , numerose sono le definizioni di e-participation in letteratura. Per Macintosh 2004, la e-participation è “l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per allargare e approfondire la partecipazione politica abilitando i cittadini a collegarsi gli uni con gli altri e con i propri eletti rappresentanti”.

Benché esistano innumerevoli definizioni, il punto cruciale è che essa “non riguarda solamente le iniziative di governo top-down per coinvolgere i cittadini, ma include tutti i portatori di interesse nel decision-making partecipativo democratico”.

Sottolineando l’aspetto top-down, Jeremy Rose, Åke Grönlund e Kim Viborg Andersen (per Demo-net 2005) sostengono che la e-participation “consiste in tutti i processi democratici supportati dalle Ict eccetto l’e-voting” , e in particolare “nei processi coinvolti nel government e nella governance […] che possono riguardare l’amministrazione, l’offerta di servizi, il decision-making e il policy-making”. “Nella sua forma più semplice, il coinvolgimento avviene in uno stile di input-output dove i processi politici avvengono in un vuoto controllato dai policy makers. I cittadini forniscono l’input a un processo formale di decision making. I politici prendono le decisioni e il corpo esecutivo le implementa” . La e-participation può anche essere considerata come “uno strumento utilizzato dai manager e dai politici (e i portatori di interesse) per facilitare punti di contatto, scambi di dati, contatti più frequenti etc. per legittimare decisioni già prese”. Infine, aggiungono gli studiosi, la e-participation può anche essere vista come parte di una complessiva trasformazione del settore pubblico, nella quale “avere un gran numero di visitatori di una pagina web attivi in comunicazione è meno importante”: più rilevante è, invece, “gestirne i processi di governance, se ne beneficia tutta la società” (Andersen et al., 2007).

Con un approccio più bottom-up, lo studio empirico condotto da Coleman e Gøtze (2001), “Bowling Together. Online Public Engagement in Policy Deliberation”, ha evidenziato alcune caratteristiche della partecipazione nella società attuale, utili per comprendere nella pratica ciò che è proposto nella teoria. Secondo gli studiosi “coinvolgere il pubblico nel policy making non è uno modo per diminuire la relazione rappresentativa, ma per rinforzarla” . Coleman e Gøtze sottolineano come oggi rendere partecipi i cittadini sia una priorità urgente per i governi: l’alternativa, infatti, non è “un pubblico disimpegnato, ma un pubblico con la sua, propria, agenda e con una comprensibile ostilità verso il processo di decision making che sembra ignorarlo”. Coinvolgere i cittadini è peraltro arricchente per ambedue le parti, poiché si ingenera un meccanismo di mutuo apprendimento e reciproca comprensione. Oggi i cittadini sono i legittimi e competenti candidati a un dibattito pubblico, in quanto “la vecchia dicotomia tra esperti e il pubblico è falsa e sterile”, ed è quindi necessario definire in maniera chiara e trasparente le modalità di svolgimento del processo deliberativo, di cui va garantita l’efficacia.

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