mercoledì 14 marzo 2012

Disaffezione politica e partecipazione cittadina

Nel 1997 Inglehart ha postulato che sviluppo economico, cambiamento culturale e cambiamento politico stiano oggi andando di pari passo sulla base di modelli coerenti e, in qualche modo, prevedibili.

L'industrializzazione ha implicato importanti cambiamenti sociali – quali la mobilitazione di massa e la diminuzione nelle differenze di genere – che avvengono di riflesso a quelli economici e politici, e si verificano con un ritardo generazionale. E proprio oggi, con il superamento dell'era industriale, la società – postmoderna – sta quindi vivendo quella significativa variazione di valori che toglie enfasi alla razionalità strumentale.

Ne consegue che il sistema di valori postmoderni determina ulteriori, nuovi, cambiamenti sociali, come l'insediamento di istituzioni politiche democratiche e il declino dei regimi socialisti. Nell’era postindustriale e globalizzata, la società – quella attuale per intenderci – si riscopre con nuove priorità e nuove “credenze”, con effetti e interdipendenze a livello globale, sistema democratico incluso.

In primo luogo, la società postmoderna è caratterizzata da valori nuovi, quali l’auto-espressione, il senso di stima e di appartenenza, la partecipazione alla vita sociale, la soddisfazione estetica e la difesa della natura
[1]. A determinare tale mutamento sono la sicurezza economica (chi ha da mangiare a sufficienza, e non si sente minacciato, agisce in modo più indipendente e può dedicare maggiore energia all'auto-realizzazione; i valori legati alla sopravvivenza vengono sostituiti da valori quali la tolleranza, la democrazia o la tutela dell'ambiente, etc.) e il tipo di lavoro (l'uomo che lavora i campi dipende dalla natura, e il suo raccolto può essere buono o cattivo a seconda delle condizioni atmosferiche; a questi non rimane dunque che affidarsi a potenze superiori, e i valori religiosi nella società agricola occupano una posizione centrale. Tuttavia, quando l'aratro viene sostituito dalla catena di montaggio, la religione viene sostituita dall'industrializzazione e i valori si secolarizzano).

In secondo luogo, a caratterizzare i giorni nostri sono la disaffezione politica e una diminuzione della partecipazione cittadina, come dimostrano indicatori quali: il calo dei votanti, la perdita di presa sull’elettorato da parte dei partiti politici più affermati, le continue affermazioni sulla crescente indifferenza del pubblico politico. Inoltre, le masse stanno disertando le vecchie organizzazioni politiche, adottando comportamenti non convenzionali (boicottaggi, scioperi non ufficiali, etc.) e di rimessa in discussione della classe politica.
A causa della sicurezza e del benessere post-moderni, le nuove generazioni dovrebbero essere propense a dedicare tempo ed energie ad attività – secondarie secondo la piramide dei bisogni di Maslow – quali la politica. Eppure, nonostante i più grandi spazi e la maggiore importanza che la politica potrebbe avere oggi, “negli ultimi 40 anni tra i cittadini (dei Paesi considerati) si è sempre più diffusa la convinzione di non poter riporre fiducia nel proprio governo nazionale”
[2]. E le trasformazioni in corso nell'era postmoderna esse sono caratterizzate: da mobilitazione economica crescente, unita a mobilitazione sociale declinante; estensione di marginalizzazioni ed esclusioni sociali; aumento della pluralità dei gruppi e delle culture con un indebolimento del pluralismo; separazione e incomunicabilità tra l’agire pubblico e quello privato (Ceri, 2005). A ridursi non è l'interesse per la politica ma la partecipazione tradizionalmente gestita dalla classe politica al potere.

Infine, terza caratteristica delle società attuali è quella di essere economie della conoscenza – come l'Europa occidentale, il Nord America e il Giappone – nelle quali le ripercussioni del passaggio da moderno a postmoderno sono ancora più profonde: i ritmi di cambiamento sono vertiginosi, l'individuo deve adattarsi senza sosta con capacità di innovare e con creatività, e la realizzazione di sé diventa un imperativo. Nelle economie della conoscenza le parole-chiave diventano tre, ovvero globalizzazione, individualismo e diffusione delle Ict.

La globalizzazione
[3] è la crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale osservati a partire dalla fine del XX secolo, sia in ambito economico che sociale, tecnologico e politico. Essa vede i suoi simboli nei McDonald e nella Nike, icone nuove rispetto a quelle che per secoli avevano caratterizzato la civiltà occidentale: le cattedrali, i municipi, i parlamenti, le biblioteche, i teatri, le fiere e le fabbriche. Oggi, invece, “c'è una forma nuova e anonima, lo shopping center che esercita un'attrazione irresistibile sulla quasi totalità degli esseri umani. Nelle tante e differenti versioni dal supermercato di villaggio alle complesse architetture metropolitane nessun Paese vi si sottrae, da Boston a Seoul, da Edimburgo a Città del Messico, da Shangai a Calcutta”[4]. E proprio come in un supermercato, la politica propone oggi “un rapporto rovesciato” (Ohmae, 1996; traduzione dell’Autrice), concentrandosi sulle figure sociali chiave del mondo contemporaneo (il finanziere, l'azionista, il cliente, il manager, il tecnico, il lavoratore dipendente, il piccolo imprenditore, il lavoratore marginale, il consumatore). Essa “offre” a ciascun profilo “non tanto nuovi valori quanto piuttosto politiche particolari, che i rispettivi gruppi di interesse portano negli enti locali, nei parlamenti e nei governi per rappresentarle e trarne risultati da far valere al momento delle scelte di politica che ciascun Paese compie all'interno della comunità economica di riferimento”[5]. La globalizzazione è quindi correlata a una personalizzazione di proposte e percorsi anche in ambito politico.

[2] Inglehart (1997).
[3] A tale concetto è correlato quello di governance globale: la crescente complessità di un mondo sempre più globalizzato potrebbe richiedere una qualche forma di ordinamento che agisca a livello globale.
[4] Di Leo, p. 14. Estratto da: www.ledonline.it/lededizioniallegati/caviglia.pdf.
[5] Di Leo Rita, p. 10. Estratto da: www.ledonline.it/lededizioniallegati/caviglia.pdf.

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